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Il nuovo logo del partito democratico
“Per piacere a tutti probabilmente non piacerà a nessuno”
“Penso che accreditare il nuovo marchio del PD all’ingegno di un giovane designer fresco di laurea sia una trovata di politica spicciola (“fa figo” far pensare che siano i giovani i protagonisti del cambiamento).”
“che accidenti simboleggia se non le due lettere”
“…è davvero sconsolante. Dopo il cetriolo di italia.it, un altro scempio si abbatte sul mondo della grafica italiana…”
I commenti (quello sopra e’ un piccolo estratto) parlano chiaro…esito negativo su tutti i fronti …Appena presentato il nuovo logo del partito democratico ed è gia polemica…ed io non posso proprio esimermi… La prima cosa che mi viene in mente è “senza infamia ne lode”, ma poi se ci penso meglio è troppo generosa. Parliamo prima dell’autore, Nicola Storto. Nato a Campobasso venticinque anni fa, ha studiato disegno industriale all’Università di Camerino, proseguendo gli studi in comunicazione visiva allo IUAV di Venezia, dove ha conseguito la laurea specialistica nel 2007… Ora riflettiamo insieme sul perché affidare l’immagine istituzionale di una forza politica che dovrebbe risollevare le tristi sorti del paese ed in ultima ma non ultima analisi le SUE sorti ad un designer venticinquenne. Ok mi si potrebbe rispondere che l’età non conta quando si è dei geni della grafica, ma questo è proprio quello che sostengo anch’io. Mi domando: è una mossa politica? (se lo fosse sarebbe fallimentare…allontana proprio i giovani, quindi…) i giovani designer non sono così, ok, parlo di me, io non mi identifico, al contrario, penso ad una marea di giovani grafici geniali che pubblicano gratuitamente le loro creazioni su flickr.com o che fanno mostre nei centri sociali, nei pub o su internet, che prendono 200 € per un logo che funziona duemilioni di volte meglio di questo, che attira, attizza, che te lo attacchi volentieri sul cruscotto della macchina o sull’anta dell’armadio. Terminando immodestamente postulo “una comunicazione degna è un valore aggiunto se non un presupposto essenziale per qualsiasi sociale attività umana, avere la capacità di analizzare lucidamente la sua qualità, prescindendo dalla portata dei suoi valori può sembrare cinico ma invece e’ giusto ed essenziale parlando di grafica”. Bisogna ritornare a capire che il valore di un marchio, un simbolo, una qualsiasi immagine rappresentativa di entità politica, commerciale, sociale, non è solo un segnaposto; un elemento per poter dire “si, anch’io ce l’ho”, ma una parte fondamentale del processo di comunicazione delle idee. Per tornare a questo logo credo che sia poco coraggioso, quindi senza personalità ne energia e questo lo rende superfluo,inutile, populista, tanto vale presentarsi con una stretta di mano, casa per casa, “buongiorno, sono il partito democratico!votami”. Del rametto d’ulivo appoggiato in basso e del tricolore imperante preferisco non parlarne perché non ne vale la pena.
Magenta free
Ok questa storia meritava proprio di essere scritta. Una simpatica azienda telefonica olandese, forte del fatto che il principale colore attraverso cui viene pubblicizzata e’ il Magenta intenta cause a destra e a manca per l’uso “indiscriminato” di questo colore nel suo settore di appartenenza. Questa cosa ha destato gli animi di alcuni ragazzi olandesi che si sono subito prodigati per far nascere un vero e proprio movimento spontaneo di liberazione del magenta invitando tutti a partecipare con lavori ironici all’iniziativa, che mettano in evidenza l’aspetto ridicolo della faccenda.
Trenitalia design.
Mi e’ capitato di prendere l’Eurostar che da Roma Centrale va a Reggio Calabria. La prima impressione sinceramente non e’ stata buona. Parlando di design le note tecniche che mi sento di fare sono molte…per non dilungarmi troppo ne elenco solo qualcuna.
-Lo spazio sulle vetture e’ malgestito, infatti e’ impossibile passare con le valigie attraverso i sedili anche essendo da soli, perche’ le misure tra le due file sono troppo ristrette e non permettono un attraversamento agevole, se poi ci si trova ad incontrare un passeggero nel senso contrario l’unica possibilita’ e’ quella di ripercorrere tutta la vettura in senso contrario perche’ non c’e’ nessuna rientranza dove aspettarne il passaggio o dove riporre le valige.
-Lo spazio in alto sopra i sedili, dove lasciare i bagagli e’ mal studiato, infatti e’ piu’ piccolo di una normale valigia di media dimensione (la mia era assolutamente una valigia di media dimensione e lo posso dire con certezza perche’ il mio normale set da viaggio comprende un trolley di piccole dimensioni, che forse ci sarebbe entrato, uno di medie, la valigia in questione, e uno grande che e’ rimasto a casa).
Questa cosa mi sembra abbastanza grave per un mezzo di trasporto che dovrebbe essere usato non solo da pendolari con piccole 24 ore ma anche da normali viaggiatori o da turisti.
Il modo che e’ stato trovato per ovviare a questo problema non mi sembra buono: e’ stato ricavato uno spazio per circa 10 valige di maggiore dimensione all’esterno della zona dei sedili vicino all’uscita.
Ora se io fossi un ladro, approfitterei di questo errore progettuale per iniziare un lavoro molto proficuo, infatti le valige all’esterno dell’area dei passeggeri, non possono essere vigilate da nessuno tranne che da coloro i quali sono seduti nei pressi dell’uscita della carrozza, nel mio caso io avevo il posto nel centro del vagone e avendo dentro la valigia il portatile e altre cose di valore non potevo fare altro che andare avanti e indietro per controllare ad ogni fermata. Infatti caro ladro, basta che tu ti fermi vicino la valigia che vuoi rubare, durante una fermata in stazione e che con disinvoltura poi, poco prima della partenza scendi con il maltolto e gia il lavoretto e’ fatto. Facile facile e con buona pace dei designer di trenitalia.
Ora la cosa assurda e’ che invece di preoccuparsi di questi accorgimenti che mi sembrano cose non piccole, chi proggetto’ si e’ preoccupato sopratutto di orpelli inutili solo per dare al passeggero inesperto una “sensazione” di lusso e comfort ma non una vera comodita’. Per esempio io mi domando a che mi serve un bottone per alzare e abbassare le tendine, se allungando un po’ la mano posso farlo tranquillamente. Note positive: alcune, il treno e’ veramente silenzioso, bello il pattern del tessuto blu dei sedili, speriamo solo che sbiadisca presto perche’ i colori caledoscopici e forti stancano. Bravi che avete messo la spina per i portatili e i cellulari, il problema e’ che se me lo rubano, poi non la potro’ mai usare.
Approfondisci altri aspetti legati al design di Trenitalia
Ripresentazione
…Avevo gia fatto una sottospecie di presentazione del blog ma siccome continuo a modificarlo credo di dovere farlo nuovamente. Il fatto è che non mi rassegno all’idea di dover usare un modello preconfezionato. In molti a questo punto mi potrebbero dire: comprati uno spazio web con tutti i requisiti e usa wordpress nella maniera più estesa, cioè non dalla piattaforma online…la mia risposta a questa domanda sarebbe…lo farei…ma sono pigro. Visto che mi trovo voglio anche ringraziare i visitatori che mi vengono a trovare (che non hanno ascoltato il mio consiglio della precedente presentazione) e che hanno trovato il sito stravolto e ricominciato, distrutto e rifatto mille volte. Mi viene da pensare che è come il galeone di Dylan Dog, che non finisce mai, un lavoro interminabile ma d’altronde tutto quello che sta su internet è praticamente sempre in costruzione. Per quello che riguarda invece la difficoltà nel finire il sito dello studio credo che il problema principale sia stato farci stare tutto quello che volevo: la presentazione dello studio, le news, il portfolio dei lavori, uno shop dove realizzare il mio sogno di vendere t-shirt con le mie immagini. Comunque sembra che piano piano le cose stiano prendendo forma …Grazie della pazienza.
