Spike Lee:il futuro del cinema e’ sul net
Il regista presiede la seconda edizione del Festival online Oltre 650 le opere in concorso, si possono votare fino al 2 aprile Spike Lee nella giuria del Babelgum Il cinema cerca nuovi talenti in Rete di RITA CELI Spike Lee nella giuria del Babelgum Il cinema cerca nuovi talenti in Rete Andrea Lodovichetti premiato da Spike Lee nella prima edizione del Babelgum Festival INTERNET è il miglior mezzo di distribuzione per un giovane filmmaker. Parola di Spike Lee, secondo il quale la possibilità di vedere un film online rappresenta il cambiamento più importante dall’invenzione dell’homevideo. Il regista torna a presiedere la giuria della seconda edizione del Babelgum Online Film Festival, la manifestazione dedicata ai video indipendenti che si svolge interamente sul web. Fino alla cerimonia di premiazione: quella è reale, con tanto di assegno, consegna del trofeo – che porta il nome del regista afroamericano – e stretta di mano dello stesso Lee, forse il riconoscimento più ambito dai vincitori. “Quantità, qualità e provenienza dei film in concorso – sostiene Lee – quest’anno dimostrano che il Babelgum Online Film Festival è ormai diventato un punto di riferimento per il cinema indipendente globale”. Questa volta sono in concorso 658 film realizzati da registi indipendenti di tutto il mondo, e il 15% proviene dall’Italia. Quattro le categorie: Cortometraggio (non oltre i 20 minuti), Animazione (5 minuti), Mini Masterpiece (opere di 5 minuti anche low budget, inclusi i “viral video” per uso e consumo della rete) e Documentario (30 minuti). Spike Lee è un convinto sostenitore di internet e delle sue molteplici possibilità. Confessa di avere difficoltà a vedere un intero lungometraggio online e riconosce l’importanza dell’esperienza collettiva di guardare un film al cinema anziché da soli in casa ma, ammette, “i ragazzini oggi hanno un modo completamente diverso di intendere l’intrattenimento”. Il regista si dichiara però convinto che “ogni arte che non voglia essere stagnante deve avere un’iniezione di giovani talenti, che non devono necessariamente provenire dalle scuole di cinema. Quando ho cominciato – ricorda – la scuola era l’unico modo per avere accesso alle attrezzature ma oggi, con la tecnologia digitale, i giovani hanno molti modi per realizzare un film”. La difficoltà rimane quella di trovare il modo per mostrare il proprio lavoro. “Ecco perché sono felice di essere coinvolto nel Babelgum Online Film Festival – conclude il regista nella nota – perché offre la visibilità necessaria”. La notorietà che deriva dalla partecipazione al Babelgum Festival è confermata da uno dei vincitori della prima edizione, Andrea Lodovichetti, autore di Sotto il giardino, film che ha continuato a raccogliere premi e riconoscimenti in giro per festival nel mondo. “Non solo ho avuto la soddisfazione di vincere sapendo che il mio film è stato scelto personalmente da Spike Lee – racconta l’autore – ma ho potuto verificare in seguito che questo premio è riconosciuto ovunque nel mondo”. Dire di aver vinto il Looking for a genius, spiega ancora Lodovichetti, “è stato una sorta di passpartout per accedere ad altre iniziative. Inoltre, non solo tutti ne avevano sentito parlare ma il mio film è stato anche visto da molti”. In questi giorni l’aspirante regista si trova a Los Angeles per cercare contatti e realizzare il suo nuovo film. “Ho tre storie nel cassetto, spero di poterne realizzare una”. Il festival si svolge sul sito: fino al 2 aprile, chiunque potrà vedere e votare le opere, disponibili per la prima volta sia su internet sia sulla nuova applicazione mobile per telefonini 3G. Cinque i premi in palio, che consistono in un trofeo e un assegno da 20mila ciascuno: gli Spike Lee Award, assegnati personalmente dal regista ai 4 vincitori di ognuna delle categorie, selezionati tra una lista dei 10 più votati dal pubblico online. C’è poi il Looking for Genius assegnato al miglior film in assoluto da Lee insieme con la giuria professionale. Infine, il Professional Jury Award, assegnato dalla giuria ai vincitori di ognuna delle quattro categorie. Per questa edizione i membri della giuria sono Richard Abramowitz, presidente di Abramorama e professore alla Tisch School of the Arts della New York University (Stati Uniti); Joe Bateman, direttore del Rushes Soho Shorts Film festival di Londra (Regno Unito); Michael Cox, Talent Executive di Chelsea Lately su E! Entertainment (Stati Uniti); Tiziana Loschi, direttore del Festival Internazionale di Annecy per l’animazione (Francia); Carl Spence, direttore artistico del Festival del Cinema di Seattle (Stati Uniti).
(15 febbraio 2009) fonte: http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/spettacoli_e_cultura/babelgum-festival/babelgum-festival/babelgum-festival.html?ref=hpspr1
Benigni parla di Pazienza
Andrea Pazienza era l’albero del paradiso. Ci ha fatto intravedere la bellezza e poi ha chiuso tutto, però ci ha lasciato dei frutti proibiti e noi ce li siamo mangiati, li abbiamo assaporati. Ci resta una grande voglia di vedere compiute le storie incompiute, chissà cos’altro ci avrebbe potuto regalare. Andrea era vicino a tutte le età; poteva essere un bambino e un vecchio, una donna e un uomo, un animale o una biro.
Era eclettico ed anche molto bello: aveva la gioia di vivere negli occhi. Era il capostipite di una grande scuola che non ha avuto poi nessun allievo prediletto perché era inimitabile, un talento irripetibile. Quando usciva un fumetto nuovo di Pazienza era una delle forme della felicità, mentre lo leggevo non volevo essere disturbato da nessuno. Mi colpivano soprattutto l’uso dei colori e la sperimentazione della forma dell’immagine, il modo in cui creava.
Non c’era mai poeticume nelle sue opere; era sempre duro, ma duro come lo può essere un bambino. Vedeva tutte le cose come le si vedono per la prima volta. Il suo tratto nel disegno era stravagante, un caos rigorosissimo. I suoi testi provenivano dal parlato; era un grande poeta, un linguista vero perché i suoi testi erano frutto di un genio letterario innato. Tutti dicono che era michelangiolesco, ma Andrea Pazienza apparteneva molto di più alla scuola di Giotto e di Masaccio; aveva la forza e la rudezza del Masaccio e l’invenzione di Giotto. Mi piaceva tanto la sua cattiveria e la sua forza; graffiava e non era mai melenso. Quando c’era il sublime era sempre sorvegliato dal comico. Gli sono attaccato come si è attaccati ad un amico, ci siamo visti tante volte e ci si voleva bene senza mai chiederci il perché, come le cose più belle.
Era una gioia averlo accanto, tra noi eravamo sempre in stagione di fioritura. Con Federico Fellini parlavamo spesso di lui, era uno dei nostri pupilli, uno dei nostri amori, uno dei nostri argomenti preferiti. Fellini infatti lo usò per la locandina de La città delle donne. A me sarebbe piaciuto tantissimo usarlo anche come attore perché era meraviglioso, aveva una faccia straordinaria, mi metteva una grande allegria guardarlo. Era proprio lo spirito fanciullesco dello scugnizzo, dell’intelligenza pura in tutti i sensi. Ma proprio quando il nostro rapporto stava maturando per dare dei frutti, Andrea è venuto a mancare. Ogni tanto lo penso e qualche volta lo sogno pure; a volte ho sognato con i suoi disegni e i suoi colori.
Roberto Benigni
Tratto dalla tesi di laurea “ANDREA PAZIENZA. PROTAGONISTA DEL FUMETTO DEGLI ANNI SETTANTA-OTTANTA” di Antonello Vigliaroli (Università degli Studi di Parma, A.A.2004/2005) e poi utilizzato come introduzione al catalogo della mostra “ANDREA PAZIENZA. E’ TUTTO CIO’ SI PUO’ ANCORA TRADIRE” – Roma, Complesso del Vittoriano – dal 17 /9/2005 al 9/10/2005 (Fandango Libri)
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